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Se sta cercando questa risposta, probabilmente ha già in mano un preventivo e il dubbio è sempre lo stesso: il senza fili è una soluzione seria o è la scorciatoia?

Vale la pena dire subito una cosa sul perché è difficile trovare una risposta onesta. Quasi tutto quello che si legge online su questo tema lo scrive chi il wireless lo vende. Noi installiamo entrambe le tecnologie, e nella maggior parte dei casi finiamo per installarle tutte e due nello stesso impianto. Quindi non tifiamo per nessuna delle due, e possiamo permetterci di dire anche le cose scomode.

La differenza che conta non è quella che le raccontano

Non è «affidabile contro comodo». È quando paga.

Il cavo lo paga prima: un giorno in più di lavoro dell’elettricista, le tracce, la polvere, la casa da rimettere a posto. Il wireless lo paga dopo, in manutenzione: batterie da cambiare, sensori da tenere sotto controllo.

E c’è un corollario pratico che vale più di tutta la discussione tecnica:

La domanda vera, molto spesso, non è «wireless o cavo». È «sta ristrutturando?»

Se la risposta è sì, il cavo è quasi sempre la scelta ovvia e costa poco. Se è no, il discorso cambia completamente. Sotto, nel capitolo sui costi, ci sono i numeri.

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Il wireless non dà falsi allarmi. Dà guasti.

Questa è la prima cosa da correggere, perché è il punto su cui si confonde quasi tutto.

Un impianto wireless, rispetto a uno a cavo, non produce falsi allarmi. Produce eventualmente dei guasti. Se una batteria si scarica, è un guasto. Se un sensore perde il collegamento, è un guasto. Sono anomalie, esattamente come quando manca il segnale GSM: la centrale se ne accorge e glielo segnala. Non è la sirena che parte alle tre di notte senza motivo.

I falsi allarmi veri sono un’altra cosa, e succedono uguali con il filo e senza filo, perché non dipendono dalla tecnologia ma dal progetto. Se il sensore giusto è nel posto giusto, il problema non c’è. Se è il sensore sbagliato, o è nel posto sbagliato, il problema c’è comunque.

Il caso peggiore che ci capita di dover risolvere sono quasi sempre i sensori esterni, spesso installati da altri. Lì si procede per gradi: si prova una taratura; se non basta si cambia modello; se non basta ancora lo si sposta, perché molte volte è stato messo in un punto poco felice o a un’altezza non corretta. Nella grande maggioranza dei casi si chiude lì.

Il numero che decide tutto: il livello di segnale

Su un impianto senza fili, il parametro che determina se in casa sua andrà tutto liscio per anni oppure no è uno solo: la qualità del segnale di ogni singolo sensore.

Tutti i sistemi wireless, quando si installano, la misurano e la mostrano. La regola che applichiamo è secca: su una scala di cinque, ogni sensore deve stare a quattro o a cinque. Se non ci arriva, si aggiunge un ripetitore o un dispositivo che rilancia il segnale, e si torna a misurare. Fatto così, il problema del «sensore che perde il collegamento» semplicemente non si presenta.

Il punto meno ovvio è cosa succede se questa regola non la si applica: un sensore con il segnale basso funziona lo stesso. All’inizio non se ne accorge nessuno. Solo che per farsi sentire consuma di più, e in un paio d’anni lei ha un impianto in cui due o tre sensori chiedono la batteria ogni due anni e tutti gli altri ogni quattro. Non è un impianto rotto, è un impianto che la tiene occupata. Ed è il motivo per cui un lavoro fatto in fretta si paga dopo, non subito.

Quante batterie, e ogni quanto

Su una casa media parliamo di una decina di sensori a batteria, che sono le porte e le finestre.

Sulla durata la diciamo come la vediamo noi, non come la scrive la scheda tecnica: i produttori dichiarano spesso quattro o cinque anni, noi consigliamo di ragionare su tre. Dipende dal caso, dal tipo di sensore e da quanto lavora, ma tre anni è il numero con cui non resta deluso.

Quanto pesa davvero, nei numeri: su un mese di chiamate di assistenza su impianti antintrusione, poco meno della metà riguarda una batteria, un sensore o un collegamento — la batteria da sola è circa una chiamata su sei. Non è un difetto del wireless: è la manutenzione che un impianto a batterie chiede, e sapere quanta è ne fa una cosa prevedibile invece che una sorpresa.

C’è wireless e wireless

Questa è la parte che nei confronti online non compare mai, e che invece spiega perché due impianti senza fili che sembrano identici si comportano in modo completamente diverso.

Ogni produttore usa protocolli e sistemi di trasmissione propri. Quando un impianto costa poco, è perché il sistema che c’è dentro è semplice. E «semplice» qui significa una cosa precisa.

Il sensore economico trasmette e basta. Si apre la porta, il sensore dice «sono stato aperto», fine. Se quel messaggio arriva, bene. Se non arriva — perché è finita la batteria, perché c’è un disturbo, perché il segnale è debole — la centrale non se ne accorge nemmeno. Non sa cosa non ha ricevuto.

Un sistema serio è bidirezionale, e lo sono ormai da una decina d’anni. La centrale non aspetta: interroga. Fa un polling a intervalli regolari — ogni dieci minuti, ogni venti, ogni ora, dipende dalla configurazione — e a ogni sensore chiede lo stato: sei aperto o chiuso, la batteria funziona, ci sei ancora. Così quando la porta viene aperta il sensore trasmette, ma c’è anche un’interrogazione continua che va avanti per conto suo.

Questa si chiama supervisione, ed è la caratteristica che separa un impianto wireless affidabile da uno che sembra funzionare. È anche la ragione per cui la domanda «è facile neutralizzare un antifurto senza fili?» ha una risposta diversa a seconda dell’impianto: su un sistema supervisionato, un sensore che smette di rispondere è un evento, non un silenzio.

Quando valuta un preventivo, la domanda da fare è questa: i sensori sono bidirezionali e supervisionati? Se la risposta è vaga, ha capito con che tipo di impianto ha a che fare.

Dove il wireless lo sconsigliamo

Ci sono contesti in cui l’aria è già piena di trasmissioni, e lì un impianto radio parte con un handicap che nessuna configurazione recupera del tutto:

  • nelle immediate vicinanze di caserme;
  • a ridosso della linea ferroviaria;
  • vicino agli aeroporti;
  • e più in generale ovunque la misurazione, sul posto, dica che il segnale non c’è.

Vale la pena aggiungere che il problema non è sempre il posto: a volte è l’impianto. Ci è arrivato un cliente per passaparola con un impianto wireless economico installato davanti a una caserma — un contesto in cui le onde radio, di tutti i tipi, sono all’ordine del giorno. Gli abbiamo messo un impianto wireless dei nostri, nello stesso posto: da allora, nessun problema. Quindi no, non è che «lì il wireless non si può fare». È che lì il wireless economico non si può fare.

Un’analogia che rende l’idea, se le è familiare il wifi di casa: fino a qualche anno fa c’erano solo i 2,4 GHz, oggi tutto si è spostato sui 5 GHz perché la banda bassa è intasata. La frequenza più alta ha meno interferenze, ma copre meno distanza. È un compromesso, non un miglioramento gratuito — e si sceglie guardando l’ambiente, non il depliant.

Quanto costa il cavo, e quando

Qui i conti sono semplici, e sono il motivo per cui insistiamo tanto sul momento in cui ci si muove.

Se sta ristrutturando, o anche solo cambiando i serramenti, le tracce le sta già facendo. Se mette l’automazione delle tapparelle, il tubo e il cavo in quel punto ci devono già arrivare. Predisporre anche la protezione di porte e finestre costa poco, perché è un lavoro che serve a più cose insieme: il serramento e il cassonetto restano collegati all’impianto elettrico e da lì in poi ci si può appoggiare qualsiasi cosa.

In quel caso la predisposizione pesa nell’ordine dei 400-500 euro, che corrispondono grosso modo a una giornata di lavoro dell’impiantista elettrico. L’impianto completo, per una casa di taglia media, si colloca in una fascia indicativa fra i 2.000 e i 3.000 euro.

Lo stesso identico impianto, fatto dopo che i serramenti sono montati e i lavori finiti, costa circa il 50% in più. Non è una maggiorazione commerciale: è che quel lavoro va rifatto da capo in una casa già a posto.

Due precisazioni, perché le cifre sopra restino oneste. Sono ordini di grandezza su una casa media: il numero di aperture, i metri, i materiali e il tipo di sensori spostano il conto in modo significativo, ed è esattamente il motivo per cui un preventivo serio non si fa al telefono. Le voci di spesa, una per una, le abbiamo messe nella pagina su quanto costa un impianto antifurto.

C’è anche il lato umano della cosa, ed è quello che vediamo più spesso. Se i serramenti sono vecchi, il cliente accetta volentieri il sensore wireless sull’infisso: è un contatto che si mette con il biadesivo, non si buca niente. Se i serramenti li ha appena cambiati, storce il naso — e ha ragione, perché quella è una cosa che si poteva risolvere in fase di predisposizione, con la finestra ancora smontata.

Quando il cavo si vede, quello che fa storcere il naso è sempre lo stesso: la canalina a vista e i sensori ingombranti. Sono le due cose che il cliente nota per prime e che poi si porta in casa per anni.

E ci sono case dove il cavo diventa davvero complicato. Le ville liberty con i soffitti alti, e più in generale gli impianti elettrici degli anni Settanta e Ottanta: quelli con le scatole tonde e i cavi rigidi, dove non si passa. Lì la scelta la fa il muro, non il preventivo.

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I tempi: l’installazione dura uguale

C’è una convinzione diffusa da smontare: che il cablato significhi settimane di cantiere e il wireless mezza giornata.

Il nostro tempo di installazione fra un impianto a filo e uno wireless è sostanzialmente identico, e se mai è leggermente inferiore sul cablato, perché i cavi e le predisposizioni ci sono già e ci può lavorare un tecnico da solo.

Quello che cambia è chi fa il lavoro in più: si sposta sull’elettricista, con una giornata aggiuntiva per le predisposizioni. E in ristrutturazione questo non produce disagio, perché la casa non è abitata.

Una nota sul perché l’elettricista non fa tutto lui. Un buon elettricista fa impianti di ogni tipo, ma per l’antenna chiama l’antennista, per la rete chi fa reti, per le telecamere e per l’antifurto chiama noi. Non è una questione di capacità tecnica: è che chi fa il sopralluogo e parla con lei è quello che capisce cosa le serve davvero. È lì che vengono fuori le domande giuste — ha un cancello elettrico? un basculante? quanti telecomandi si porta dietro? — e spesso si scopre che con un’unica app si può fare un comando «torno a casa» che apre il cancello, dopo dieci secondi comincia ad aprire il basculante e dopo trenta disinserisce l’allarme.

Sembra un dettaglio e invece è il punto: chi ha paura dei furti ha spesso anche paura di complicarsi la vita. E un impianto che complica la vita è un impianto che non viene usato.

La verità: quasi nessun impianto è puro

Ecco la cosa che smonta la domanda da cui siamo partiti. Gli impianti reali, quelli che facciamo davvero, sono quasi sempre misti.

La soluzione che consideriamo migliore, quando il contesto la permette, è questa:

  • i sensori di movimento interni, quelli che si attivano quando non è in casa, vanno a filo. In un modo o nell’altro si riesce quasi sempre a farli, e a farli bene.
  • la protezione perimetrale — porte e finestre — va in wireless, perché è lì che il cavo costa e disturba di più.

Il motivo non è di comodità, è di sicurezza. Immagini il caso limite: lascia la casa vuota per cinque anni e le batterie dei sensori perimetrali sono tutte scariche. I sensori a filo continuano a funzionare. Lei ha ancora una barriera in piedi.

Lo stesso vale nell’uso quotidiano: se esclude il sensore di una finestra — perché la tiene aperta, perché è rotto, per qualunque motivo — non ha escluso l’impianto. Chi entra da lì trova comunque il rivelatore di movimento interno, cablato, di cui sa con certezza che funziona.

Su cento impianti che installiamo, novantacinque sono misti. Non è un’eccezione né un compromesso: è quello che si fa quasi sempre.

Come si decide, in concreto

Tre domande, in quest’ordine.

1. Sta ristrutturando, o la casa è finita? È la domanda che pesa di più. Se i muri sono aperti, il cavo costa una frazione e non c’è quasi motivo di rinunciarci. Se la casa è finita e arredata, il conto cambia e il wireless smette di essere un ripiego.

2. Che grado di rischio ha, davvero? Il livello di protezione che le serve non dipende da quanto è grande la casa, ma da dove si trova, da come è fatta, da chi ci passa vicino e da come ci vive. È una valutazione che va fatta prima di parlare di tecnologia, e non dopo.

3. Quanto è disposto a occuparsi dell’impianto negli anni? Un impianto con dieci sensori a batteria è un impianto che ogni tanto le chiede qualcosa. Poco, ma glielo chiede. Se la risposta è «zero», va detto prima, perché cambia il progetto.

E qui va detta una cosa che di solito non si legge: il cavo non lo sconsigliamo mai. Non esiste la casa in cui il cablato sia la scelta tecnicamente sbagliata. Quello che cambia è se si può fare, quanto costa e quanto lavoro murario comporta — e sono domande di cantiere e di preventivo, non di tecnologia.

È il motivo per cui il momento in cui ci chiami conta più della tecnologia che scegli.

Perché di questa cosa non si decide al telefono

Tutto quello che ha letto qui sopra dipende da informazioni che stanno nel posto: quanto sono spessi i muri, quanto sono distanti i sensori dalla centrale, di che materiale sono fatti i serramenti, cosa c’è intorno che trasmette, come si vive in quella casa e chi la usa.

Nessuno di questi dati arriva al telefono, e nessuno di questi dati si inventa. È per questo che il sopralluogo non è un passaggio commerciale: è il momento in cui si raccolgono i dati per decidere. Due case identiche, una accanto all’altra, possono richiedere due impianti diversi — e lo si scopre guardandole, non confrontando due listini.

Domande frequenti

È facile neutralizzare un antifurto senza fili?
Dipende dall’impianto, e la differenza è netta. Su un sistema economico il sensore trasmette e basta: se il messaggio non arriva, la centrale non se ne accorge. Su un sistema bidirezionale e supervisionato la centrale interroga ogni sensore a intervalli regolari, quindi un sensore che smette di rispondere diventa un evento segnalato, non un silenzio. È la domanda da fare quando si valuta un preventivo.

Quanto durano le pile dei sensori senza fili?
I produttori dichiarano spesso quattro o cinque anni. Noi consigliamo di ragionare su tre: dipende dal tipo di sensore e da quanto lavora, ma è il numero con cui non resta deluso. Su una casa media i sensori a batteria sono una decina, e sono porte e finestre.

L’installazione a filo dura più a lungo di quella wireless?
No. Il nostro tempo di installazione fra un impianto a filo e uno wireless è sostanzialmente identico, e se mai è leggermente inferiore sul cablato. Quello che cambia è chi fa il lavoro in più: si sposta sull’elettricista, con una giornata aggiuntiva per le predisposizioni.

Ogni contesto è diverso: il sopralluogo è gratuito

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